IL PROGETTO

Nel suo profondo vidi che s’interna,
legato con amore in un volume,
ciò che per l’universo si squaderna;
sustanze e accidenti e lor costume
quasi conflati insieme, per tal modo
che ciò ch’i’ dico è un semplice lume.

(Par. XXXIII, 85-90)

Venezia. Dove è nato tutto

Un indovino mi disse – Digital storytelling è il risultato di due dubbi, di una collaborazione e di una ricerca.
Il primo dubbio mi venne circa un anno fa quando mi chiesi: possibile che Tiziano Terzani, reporter per quarant’anni in Asia, non abbia mai scattato fotografie?
Decisi di condividerlo con il mio relatore, il Professor Tissoni, che mi consigliò di fare qualche ricerca sul web.
Mi ci volle poco per scoprire che quel dubbio era fondato e che l’intero archivio Terzani era conservato presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia.
Ecco quindi nascere una collaborazione fruttuosa e una ricerca che fin dall’inizio aveva un obiettivo ben chiaro: portare alla luce tutto il materiale fotografico rimasto confinato prima nella libreria di una casa sulle colline di Firenze e poi nei faldoni di un archivio in mezzo all’isola di San Giorgio.

 

Firenze. La scelta di Un indovino mi disse e l’aiuto di Angela Terzani

Il problema era come fare. Troppe fotografie, negativi e provini a contatto. Quale filo conduttore seguire? Allora mi ricordai della tesi triennale che avevo scritto due anni prima, il cui titolo suonava all’incirca «Analisi dell’evoluzione della scrittura di Un indovino mi disse, dai diari al libro». Eccolo lì, il filo da seguire.
Quello che avrei creato sarebbe stato un ‘libro digitale illustrato’ accompagnato dalle sue fotografie inedite.
Così iniziai a scartare tutto ciò che non aveva a che fare con il viaggio narrato nell’Indovino e a concentrarmi solo sul materiale che avrebbe avuto un posto nel digital storytelling che stava prendendo forma: solo fotografie databili al 1993 e che raffigurassero personaggi che Terzani aveva sicuramente incontrato.
Ancora una volta l’operazione non fu facile. Come risalire da un volto a un personaggio? Come riconoscere un luogo da un tempio sullo sfondo o da una strada polverosa? Dopo alcune email e telefonate, andai a Firenze per incontrare la signora Angela Staude, moglie di Tiziano e sua compagna di avventure di una vita. Con lei, che mi accolse con un tè cinese in un febbraio nebbioso, passai un pomeriggio intero a identificare luoghi e persone in bianco e nero, ma soprattutto ad ascoltare i ricordi di quel ‘mondo che non esiste più’ che quelle immagini le suscitavano di volta in volta.

Londra. L’idea della mappa del libro e la creazione del sito web

Poi venne il secondo dubbio.
Come fare a non perderci – io e l’ipotetico lettore – tra tutte queste tappe? Come comprendere lo spazio del racconto, così vasto e intricato, se è racchiuso in un libro? La risposta venne dal laboratorio di Digital Humanities dell’Università di Warwick, in Inghilterra.
Con l’aiuto di Steve e della Professoressa Burns riuscii a sfruttare al meglio ciò che la tecnologia mi permetteva di fare: creare, oltre a delle mappe all’interno di ogni capitolo, una mappa interattiva globale in cui tracciare l’itinerario compiuto dall’autore. Mi sarebbe bastato seguire i sassolini che Terzani mi aveva lasciato nelle sue pagine e il gioco era fatto.
Quando vidi per la prima volta la mappa definitiva che io stessa avevo disegnato, strabuzzai gli occhi: dentro quel libro erano contenute l’Asia e l’Europa insieme! Se mi fossi fermata alla sola lettura della pagina scritta mi sarei persa questo universo.

Vorrei però che leggeste questo universo non semplicemente come un universo dentro un libro, ma come un libro.

Come a Dante, anche a Terzani viene concesso di leggere, con il suo raffinato occhio di giornalista e di ricercatore di verità,
l’unità del reale che si squaderna davanti a sé.

Questo universo, tuttavia, non è più legato in un volume dall’amore ma dalla trascuratezza, dalla violenza e dall’odio.
Il lamento per il suo dissolversi, così reiterato nel corso del libro, è l’occasione, per Terzani, per cercare quelle ‘sustanze’ che stanno alla base dell’avventura della vita, per ritrovare cosa si può e si deve salvare.

Un universo di cui egli è uno degli ultimi testimoni e di cui, attraverso le sue parole e – finalmente – le sue fotografie, ci ha lasciato una memorabile e preziosa eredità.