NICOLE PECOITZ
Come sanno tutti i miei colleghi e amici che hanno dovuto scegliere un’opera o un autore da sviscerare in centinaia di pagine di tesi, quell’opera o quell’autore non sono mai semplici oggetti di critica testuale.
C’è un motivo preciso che ci ha spinto a sceglierli, a impegnare ore di ricerca e di faticosissima scrittura.
A me questo motivo è sempre stato ben chiaro: Terzani è stato, ed è, uno dei punti di riferimento come viaggiatore, come scrittore e fotografo, ma soprattutto come uomo.
Le sue pagine, una bussola fosforescente davanti a un bivio notturno.
Un cammino: tre tappe
Negli ultimi cinque anni ho studiato Lettere moderne all’Università degli Studi di Milano, all’Università di Edimburgo e all’Università di Warwick. Ho curato tre mostre fotografiche, ho seguito i seminari di photo editing di Internazionale, Canon Europe e National Geographic fino a quando, senza quasi rendermene conto, ho creato questa edizione digitale di Un indovino mi disse.
L’Elzeviro
Il paese d’origine di mio padre è sperduto nella Pampa argentina. Quello di mio nonno – suo padre – nei Pirenei francesi. Queste radici diffuse han fatto sì che fin da piccola viaggiassi molto e per lunghi periodi con la mia famiglia. L’Elzeviro viaggiatore, una rubrica di mostre e reportage digitali, da alcuni anni racconta queste avventure.
In Asia
In tutti questi anni sono stata solo una volta in Asia: un’avventura itinerante al confine con l’India, nella più profonda giungla bengalese. Nelle missioni di suore italiane, nei villaggi di capanne di bambù e nei mercati di quelle che stavano diventando ogni giorno di più delle metropoli occidentali ho ritrovato quell’umanità così sensibilmente raccontata nelle pagine dell’Indovino.
Partii con due mie amiche. Quando tornammo, io avevo tre schedine piene di fotografie; Irene, da geniale artista di Brera quale è, una voglia incontenibile di disegnare quello che aveva visto. Le diedi subito alcune fotografie e lei ne ricavò delle tele in bianco e nero che finirono in una mostra collettiva a Milano.
Quando, pochi mesi fa, mi ritrovai a dover affidare l’illustrazione grafica di questo progetto, non avevo dubbi. La mano che avrebbe creato la copertina, e gli altri disegni come questo qui a fianco, non poteva che essere la sua.